Mariano Fortuny – Leonardo Da Vinci dei tessuti

Figlio di un pittore e collezionista di fama internazionale e di una discendente di una importante famiglia di pittori, architetti e critici dell’arte, trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra Parigi e Venezia, dove si trasferì definitivamente nel 1889.

A Venezia esegui bozzetti per le scene e i costumi, progetto e costruì un nuovo sistema di illuminazione indiretta per il teatro.

A Parigi si dedica al rifacimento del teatro e disegna costumi di scena per l’apertura: grandi scialli in seta stampata. Proprio per questa occasione frequento laboratorio avviato da Paol Poiret dove si cercava di perfezionare procedimenti tecnici di stampa dei tessuti, un esperienza che lo porto a sviluppare a sua volta la colorazione sulle stoffe.

Studio la tecnica dei pochoirs giapponesi che modifico in modo da abbattere i costi di produzione, ma soprattutto riesce a creare la ripetizione dei pattern figurativi sui tessuti di grandi dimensioni.

Disegnava e creava le stoffe d’ispirazione greca e oriente, combinando motivi rinascimentali e orientali conquistandosi la fama di Leonardo Da Vinci dei tessuti.

In pochi anni la produzione nel palazzo Orfei di Venezia cresce in un modo esponenziale, la crescita si arresta solo con l’inizio della prima guerra mondiale.

Con il crescere della domanda trasferisce l’attività  nella fabbrica alla Giudecca di proprietà dell’industriale Gian Carlo Stucky, dove fu avviata la produzione di cotoni stampati per l’arredamento che imitavano perfettamente i broccati di seta.

I tessuti Fortuny, oltre ad essere impiegati nella confezione di costumi e nella realizzazione degli allestimenti di numerosi spettacoli teatrali, decoravano case patrizie e grandi alberghi, chiese e sale d’esposizione. Presentate alle più importanti rassegne nazionali e internazionali, le stoffe uscite dalla fabbrica della Giudecca ricevettero prestigiosi riconoscimenti, fra cui il “Diplome de Grand Prix”, rilasciato dalla giuria della Esposizione internazionale di Arti decorative e industriali, svoltasi a Parigi nel 1925.

Nel 1927, la decoratrice d’interni americana Elsie McNeill, dopo aver scoperto la bellezza dei tessuti Fortuny, decise di venire a Venezia per conoscere Mariano e convincerlo ad affidarle i diritti esclusivi sulle vendite dei suoi prodotti negli Stati Uniti. In quello stesso anno fu cosi aperto a New York un punto vendita di stoffe Fortuny.

Le prospettive di conquista del mercato d’oltreoceano, che la rivista “Vogue” aveva alimentato sin dal 1923, dedicando un articolo agli abiti di Fortuny, furono bruscamente ridimensionate dalla grave crisi economica mondiale del 1929. Nel corso degli anni Trenta le vendite all’estero diminuirono anche in seguito all’introduzione dei divieti all’importazione di sete, velluti e cotoni, decretati in osservanza ai dettami autarchici che gettarono l’impresa in una grave crisi.

La Società Anonima Fortuny cessò di esistere nel 1951. La fabbrica della Giudecca fu conferita alla società  per azioni Tessuti Artistici Fortuny, fondata da Elsie McNeill, che la moglie di Fortuny, Henriette, convinse a proseguire l’attività intrapresa dal marito. All’inizio degli anni Cinquanta, la fabbrica produceva soprattutto cotoni stampati. L’amore della contessa americana per il lavoro di Fortuny fece si che egli diventasse sempre più famoso in America, dove i più importanti musei, fra cui il Metropolitan Museum di New York e il County Museum di Los Angeles, inserirono le stoffe e i vestiti Fortuny nelle loro collezioni.

Mariano Fortuny non si occupo solo della creazione di pregiati tessuti. In omaggio alla Grecia e a passo con i tempi nacque intorno al 1907 la famosa tunica Delphos, ispirata alle sculture greche.

Realizzata con una fitta plessittatura, la foggia cilindrica, si modellava naturalmente sul corpo. Concepita come una guaina avente aperture per le braccia e la testa, lo scolo spesso era regolabile, a barca, rotondo o a V. La sopraveste presentava rifiniture con perle di vetro di Murano, una sorta di marchio di origine che contraddistingueva molte delle creazioni di Fortuny.

Il particolare effetto delle piegoline libere e serrate era ottenuto con l’impiego dei rulli di ceramica scaldata, applicata prevelarmente a tessuti leggeri come satin e taffettà.

Le vesti avevano una particolare fluidità , aderivano al corpo quasi accarezzandolo, creando il cosiddetto effetto Fortuny.

Delphos aveva delle varianti come Peplos sopratunica con punte appesantite da perline di vetro, Knossos composti da grandi teli rettangolari con i motivi geometrici o vegetali tratti dall’antica creta. Vi erano poi altri come Abaia ispirata dal mondo arabo, Burnus africani, Djellabah marocchini, Kaftan orientali e Dolman turchi. Questi capi erano adatti come vesti di scena e i capi da portare in casa essendo ancora toppo audaci perla società dell’epoca.

Fortuny mori all’età  di 78 anni nel suo palazzo veneziano, che fu poi donato dalla vedova, Henriette Negrin, alla città  di Venezia. Il palazzo ospita oggi il Museo Fortuny.

Workshop Gonna Su Misura

Durante il workshop vi aiuteremo a realizzare la gonna su misura a vostra scelta.

Invernale o estiva, classica, a ruota, godet, svasata o personalizzata!

Sarete voi le stiliste!

Costo di partecipazione è di 30€ più il tessuto.

Disponiamo di ampia scelta di tessuti.

Se ne avete già  uno siete libere di utilizzarlo!

Prenotazione di partecipazione è obbligatoria: styleinveniceatelier@gmail.com o messenger

Qui alcuni dei tessuti che proponiamo

Le nostre creazioni dell’anno trascorso

Si sta avvicinando la fine dell’anno e noi vorremmo ringraziare tutte le nostre clienti!

Abbiamo conosciuto delle persone splendide e insieme abbiamo lavorato!

Partendo da un’idea, un desiderio, abbiamo costruito, elaborato, modificato, fatto e rifatto …fino a vedervi soddisfatte e felici del vostro capo su misura!

Vi ringraziamo di averci rese liete di cucire per voi e vi auguriamo buone feste!

 

Gonna: storia, evoluzione e varianti

La gonna è un indumento molto semplice, per questo fu usata sin dall’antichità da entrambi i sessi. Le testimonianze più antiche risalgono alla civiltà mesopotamiche con le loro gonne a balze realizzate con la pelle degli ovini e chiamate kaunakès. Gli egizi chiamarono schenti delle minuscole fasce sui fianchi, simili al pareo. Le donne minoiche del 2000 a.C. indossarono lunghe gonne svasate, mentre le donne dei barbari indossarono gonne con laccio in vita.

Nelle epoche a seguire vi fu un abbandono di questo indumento, che venne sostituito da un capo intero. La veste intera si divide orizzontalmente in due indumenti durante il Rinascimento italiano, dando inizio alle vaste trasformazioni dei secoli a seguire.

Ancora una volta il capo d’abbigliamento sta ad indicare la posizione sociale di chi lo indossa. Infatti la nobiltà veniva ritratta con gonne preziose e voluminose, di diverse forme: a cono, cupola, tamburo o a campana. In Spagna la gonna veniva sostenuta da dei cerchi rigidi per darle un volume molto ricco. Nel 600 la sottana comincio ad ammorbidirsi e comparve lo strascico, la lunghezza del quale determinava il grado della nobiltà della dama. Verso l’800 il gonfiore si sposta verso l’alto del dietro, arrivando cosi alla famosa linea a S.

La gonna viene trasformata completamente nei primi decenni del 900, grazie ai movimenti di emancipazione femminile. I volumi e le lunghezze diventano sempre più contenuti, le decorazioni spariscono. La cosa più importante è che la gonna si libera da qualunque sottostruttura. La nascita del tailleur cambia il modo di indossare la gonna radicalmente, diventando adatta a qualunque occasione.

Gli anni sessanta fra le lotte contro conformismo e pari diritti delle donne, conoscono l’invenzione più contesa e criticata: la minigonna. La creatrice è Mary Quant, stilista londinese, anche se lei ha sempre sostenuto di non aver ideato nulla, ma di aver creato un capo che vide indossare dalla gioventù lungo la King’s Road…

Oggi conosciamo diversi tipi di gonna:
1. a tubo o dritta
2. a tubo stretta
3. a portafoglio
4. a teli
5. aperta davanti
6. svasata o a godè
7. con sfondi a piega
8. a mezza ruota
9. a sei teli o gode
10. a ruota intera
11. con baschina
12. a fasce orizzontale
13. con ruche
14. a balze
15. plissè
16. a pieghe
17. kilt
18. con drappeggio
19. a palloncino

 

Ci sono poi moltissimi altri varianti della gonna, a seconda della fantasia degli stilisti e delle mode: anfora, con pieghe dritte, svasate, con inserimento di spacchi, a balze, a pantalone, gonfie ed arricciate, a portafoglio, a teli, asimmetriche e cosi via….

“Zogie” – Gioie Veneziane

Con il termine zogie si riferisce a tutti i gioielli. Dalle monile d’oro, da sempre ornamento d’oro dei polsi delle dame, agli anelli. Tutto ciò che le donne e gli uomini usarono per adornarsi, in oro o in perle ma anche le zogie false, se il portafoglio non permetteva ciò che il cuore desiderava.

La produzione delle zogie non è tipicamente veneziana, ma lo era la devozione ad indossarle. Soprattutto durante il rinascimento. Nella città esistevano delle nobildonne che erano precedute dalla fama dei gioielli da loro indossati. L’esempio ne fu Lucrezia Basadonna, la moglie del procuratore di San Marco Girolomo Mocenigo, fu conosciuta come “La Mocenigo delle perle”, per la meraviglia delle zogie in perle a lei pervenute dalle precedenti generazioni.

Le prime testimonianze scritte dello sfarzo sfrenato risalgono al 1100, dove le donne usarono cingersi la vita con grandi cinture d’oro o di argento, nel busto e al collo indossarono ornamenti d’oro mentre i capelli venivano raccolte dentro una rete d’oro che cadeva fino alle orecchie.

Nei secoli XIV e XV si faceva grandissimo uso di perle, diamanti, rubini, zaffiri, smeraldi. Le pietre e le perle venivano incastonate nelle lussuose corone, diademi oltre agli anelli, colane, orecchini, bracciali… Si arrivo al punto che nel 1390 il Senato vieto di portare in testa queste pietre preziose. La diffusione di gioielli a Venezia stava per raggiungere il suo apice. Si vendevano le gioie per strada, nei pubblici mercati di campo San Polo e di piazza San Marco. Chi non poteva permetterseli, li poteva noleggiare.

Ed ecco che durante il rinascimento il lusso sfrenato delle zogie raggiunge il suo culmine.

Le perle, diamanti e brillanti componevano collane, orecchini, bracciali e spilli, pendenti, fermagli, diademi. Colpivano l’occhio più che per la preziosità delle pietre, per la ricercata, rifinita ed infinità varietà delle forme: castelli, navi, oggetti, fantasie ed intrecci per qualsiasi gusto e fantasia.

Maria Teodorowna (la principessa ereditaria di Russia) in visita a Venezia nel 1782, rimase cosi colpita dalle gioie Veneziane, che disse di aver desiderato tenere in mano gli orecchini della signora Caterina Mocenigo e che a Venezia vide una grandissima ricchezza di gioie e perle.

Cesare Vecellio – Habiti antichi, 1598, Venezia

“Nobile ornata alle feste”

Workshop Gioielli Bijoux

Se volete passare una domenica all’insegna di creatività, il nostro workshop è perfetto per voi!

In poche ore imparerete a realizzare un gioiello di perline con l’aiuto di Lina Semkiv, un’artista che con passione e tanta dedizione riesce a realizzare delle vere opere d’arte!

 

Workshop Gioielli Bijoux Domenica 9 dicembre, Venezia

La Borsa Veneziana

Dagli antichi tempi fino a tutto quattordicesimo secolo a Venezia vigeva l’usanza di un particolare dono nuziale. La sposa regalava in occasione delle proprie nozze, delle piccole borse con monete d’oro, alle damigelle. Il dono prevedeva anche delle preziose bende “bindas”, con le quali le donne usavano cingersi la fronte, le guance ed il mento. A tale tradizione fu posta la fine dalla disposizione del Maggior Consiglio nel 1299.

Ma in tutte le altre sfere della vita, come ovunque nel mondo, le borse e i borselli rimasero in uso e venivano confezionate con gran cura.

Nelle pagine scritte da Bortolomeo Cecchetti, grande storico ed archivista del 800, nella sua opera “La vita dei Veneziani nel 1300. Le vesti”, si legge che venivano prodotte in città delle borse tipicamente veneziane. Queste creazioni  vantavano gran fama: “la madre dei Signori della Scala, manda nel 1333, a Venezia, ad acquistare, fra altre robe, ventitré borse lavorate ad oro”.

La borsa alla veneziana del quattrocento era senza fodera confezionata in tela, panno, seta, cuoio o tessuti d’oro. Erano riccamente adornate da metalli preziosi o perle . Si portavano anche pendenti ancorate alla cintura tramite catenelle di metalli preziosi. Si confezionavano con particolare cura ed eleganza e venivano riccamente adornate.

In quel tempo la borsa era l’accessorio essenziale, in quanto l’abbigliamento dell’ epoca non prevedeva le tasche. Furono soprattutto gli uomini ad utilizzare questo accessorio, che come ancora oggi accade, rispecchiava lo stato sociale. Infatti sfoggiavano delle borse impreziosite sia di materiali in cui erano confezionati sia da adornamenti.

Con passare del tempo l’uso da parte degli uomini scomparve mentre dalla parte delle donne assunse le caratteristiche che conosciamo noi oggi.

A realizzare le borse di tessuti furono i merciai mentre quelle in cuoio erano prodotte dagli artigiani di pelle.

Oggi girando per le calli capita di imbattersi in qualche artigiano che realizza delle borse in tessuto o in cuoio nel suo laboratorio. Alcuni utilizzano i materiali di scarto della lavorazione primaria, ad esempio i restauratori dei mobili, altri invece sono dei veri designer.

E poi ci sono loro, le più affascinati, le borse della tessitura Bevilacqua, realizzate in raffinato tessuto con tecniche antiche nel cuore di Venezia.

 

Fotografie: Jacopo De Michelis / Veneziadavivere.com
Styling e drappeggio tessuti: Raffaele Dessì / Atelier Pietro Longhi
https://www.luigi-bevilacqua.com/accessori/borse/

“Sial” – lo scialle veneziano

La parola “scialle” – in veneziano “sial” – proviene dal persiano šāl. L’utilizzo di questo capo, con il quale le donne usavano coprirsi le spalle, risale alla fine del XVIII secolo. Veniva confezionato in cascimir, in tela stampata, in velo di lana, merletto o seta. Attorno al 1880 scomparve per riapparire nel dopo guerra adornato da grandi frange, in seta o in lana ricamata. Come tutti capi della moda si evolve al passo con progresso tecnologico, cosi si conosce lo scialle in laminato ed in velluto dipinto.

Le origini e le caratteristiche dello scialle Veneziano

La storia dello scialle Veneziano ha inizio con Giovanni Zivogli. Fu un padre di famiglia di origini armene, costretto ad abbandonare la sua patria nel 1761 per motivi religiosi, come spesso accadeva trovo rifugio a Venezia. Per poter continuare la sua attività, che consisteva nella produzione di scialli in seta, ottenne il permesso da “Cinque Savi alle Mercanzie” di produrre dei “fazzoletti di vari colori”. I suoi fazzoletti si potrebbero considerare progenitori dello scialle veneziano, in dialetto chiamato allora “zendado” o “zendale”.


La clientela era vasta poiché le popolane veneziane adoperavano sin dall’antichità i capi simili allo scialle per coprirsi le spalle. Ed ecco che attorno al 1816 anche le dame veneziane cominciano ad apprezzarlo. Più precisamente si trattava di uno scialletto con il cappello che si legava al nodo sotto il petto. Verso 1870 sono in voga gli scialli di cascimir di colori vivaci come il rosso, l’arancione e il giallo.


La voglia di colore durò solo qualche decennio, dopodiché venne prediletto il colore nero ed è di soli due tipi: estivo ed invernale. Le differenze stavano nella pesantezza del tessuto, nella lavorazione e nella lunghezza delle frange. Quello invernale ha le frange piuttosto corte da 15 a 60 cm, mentre quello estivo presenta lunghezze da 50 a 120 cm. Anche la grandezza cambia, il primo è ampio per svolgere al meglio la sua funzione di coprire ed avvolgere, mentre il secondo è meno abbondante con maggior spazio alla frangia, più adatto alle calure estive.


La qualità e il prezzo si poteva determinare dalla quantità e tipologia di bordi fra le frange. Le frange dello scialle invernale formava tutt’uno con la tessitura stessa dello scialle, per quello estivo veniva eseguita da parte per poi essere applicata sulla stoffa da maestre specializzate.


Nel dopo guerra, mentre nelle capitali europee tornavano di gran moda i scialli di lusso che si portavano sopra gli abiti da sera, l’uso a Venezia comincio a declinare fino a scomparire completamente…

 

 

Ettore Tito –San Marco – 1899

Workshop Borse

Durante l’ultimo workshop in tante ci avete domandato se potevamo rifarlo.

Ed ecco finalmente siamo riuscite a fissare la data…

Il 2 dicembre organizziamo workshop dedicato a sole borse!

In quattro ore realizzerete una borsa con le vostre mani

Potrete scegliere fra una vasta gamma di tessuti e differenti modelli di borse.

Il costo di partecipazione è di 35€, comprende la stoffa e tutto l’occorrente per la confezione completa della borsa da voi desiderata.

La conferma di partecipazione è obbligatoria, i posti sono limitati.

Per info & prenotazione contattateci tramite le nostre pagine social o scriveteci a styleinveniceatelier@gmail.com