“Zogie” – Gioie Veneziane

Con il termine zogie si riferisce a tutti i gioielli. Dalle monile d’oro, da sempre ornamento d’oro dei polsi delle dame, agli anelli. Tutto ciò che le donne e gli uomini usarono per adornarsi, in oro o in perle ma anche le zogie false, se il portafoglio non permetteva ciò che il cuore desiderava.

La produzione delle zogie non è tipicamente veneziana, ma lo era la devozione ad indossarle. Soprattutto durante il rinascimento. Nella città esistevano delle nobildonne che erano precedute dalla fama dei gioielli da loro indossati. L’esempio ne fu Lucrezia Basadonna, la moglie del procuratore di San Marco Girolomo Mocenigo, fu conosciuta come “La Mocenigo delle perle”, per la meraviglia delle zogie in perle a lei pervenute dalle precedenti generazioni.

Le prime testimonianze scritte dello sfarzo sfrenato risalgono al 1100, dove le donne usarono cingersi la vita con grandi cinture d’oro o di argento, nel busto e al collo indossarono ornamenti d’oro mentre i capelli venivano raccolte dentro una rete d’oro che cadeva fino alle orecchie.

Nei secoli XIV e XV si faceva grandissimo uso di perle, diamanti, rubini, zaffiri, smeraldi. Le pietre e le perle venivano incastonate nelle lussuose corone, diademi oltre agli anelli, colane, orecchini, bracciali… Si arrivo al punto che nel 1390 il Senato vieto di portare in testa queste pietre preziose. La diffusione di gioielli a Venezia stava per raggiungere il suo apice. Si vendevano le gioie per strada, nei pubblici mercati di campo San Polo e di piazza San Marco. Chi non poteva permetterseli, li poteva noleggiare.

Ed ecco che durante il rinascimento il lusso sfrenato delle zogie raggiunge il suo culmine.

Le perle, diamanti e brillanti componevano collane, orecchini, bracciali e spilli, pendenti, fermagli, diademi. Colpivano l’occhio più che per la preziosità delle pietre, per la ricercata, rifinita ed infinità varietà delle forme: castelli, navi, oggetti, fantasie ed intrecci per qualsiasi gusto e fantasia.

Maria Teodorowna (la principessa ereditaria di Russia) in visita a Venezia nel 1782, rimase cosi colpita dalle gioie Veneziane, che disse di aver desiderato tenere in mano gli orecchini della signora Caterina Mocenigo e che a Venezia vide una grandissima ricchezza di gioie e perle.

Cesare Vecellio – Habiti antichi, 1598, Venezia

“Nobile ornata alle feste”